INNOVAZIONE

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BRICOSPORT

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Cambiare il paradigma, anzi, ribaltarlo completamente, partendo da uno store web per arrivare a uno shop fisico per concludere il proprio percorso d’acquisto. Così Andrea Colzani, nipote del nipote del fondatore del Gruppo che porta il suo cognome, ha rivoluzionato Bricosport, l’azienda di famiglia che si occupa di articoli e abbigliamento sportivo. «Da sette anni abbiamo avviato un ripensamento della nostra attività che tiene conto di ciò che di meglio c’è nella modalità di vendita tradizionale, unita a ciò che di meglio propone l’on line. Ecco, dunque, che oggi il nostro modello di business ci consente di intercettare i clienti attraverso lo store SportIt.com, per poi invitarli a venire di persona presso un nostro shop per provare il prodotto prima dell’acquisto». Colzani – che ricopre anche la carica di presidente nazionale dei Giovani di Confcommercio – ha dunque aperto a Milano uno store verticale dedicato al calcio, secondo un layout snello e senza magazzino in loco, ma che fa riferimento a quello centrale. Un modello che consente di salvaguardare risorse e oggetto di un piano di sviluppo che porterà nel medio periodo all’apertura di altri hub fisici.

CARACOL

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«Le potenzialità della stampa 3D nella crisi dovuta al Covid-19 si sono viste in maniera importante». Così Francesco De Stefano, 27 anni, ceo e cofounder di una start up innovativa che si occupa di stampa 3D, appunto, e robotica e nata nel 2018 nell’ambito di ComoNext, uno degli incubatori più prestigiosi d’Italia. «Lavoriamo per grandi gruppi industriali che hanno interesse a ottimizzare i loro processi, ma anche per piccole e medie aziende interessate a inserire nuove tecnologie nella loro offerta. Accompagniamo il cliente attraverso un processo integrato di conoscenza, prototipazione, testing e produzione. Utilizziamo un sistema proprietario per la stampa, con cui produciamo ad esempio pezzi per le auto». Francesco e il suo giovane ma capace team (15 persone sotto i 30 anni), nel 2019 hanno triplicato il fatturato iniziale, ma la previsione di commesse e ricavi per il 2021 è davvero molto incoraggiante. E così nel futuro di Caracol ci sono grandi ambizioni: tra questi, l’espansione internazionale, soprattutto negli Usa, il potenziamento della capacità produttiva e ulteriori evoluzioni della ricerca sulla stampa 3D applicata alla robotica.

D-ORBIT

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«Lo spazio sarà sempre più commerciale e si svilupperanno servizi orbitali spazio-spazio. La logistica sarà il vero fattore abilitante dello sviluppo». Luca Rossettini, 45enne astronauta mancato per un soffio, ha sempre lo sguardo rivolto lassù, dove vengono lanciati i satelliti della D-Orbit, l’azienda che ha creato con due soci nel 2011, di ritorno dalla Silicon Valley. «Il nostro business è il last mile delivery: con una metafora, i grandi satelliti sono le navi container, i satelliti che lanciamo noi sono come il Fiorino con il pallet, quello che si occupa della consegna finale». Fuor di metafora, D-Orbit lavora per il “mercato tradizionale” delle agenzie spaziali, per clienti che a terra necessitano di rilevanti quantità di dati (aziende di tlc, supermercati, IOT, agricole…) ma offre anche ospitalità a istituti di ricerca per testare nuove tecnologie in orbita. «Un fenomeno curioso e in crescita è rappresentato da aziende che ci chiedono di inviare nello spazio un satellite con il loro logo o un loro prodotto… una sorta di product placement spaziale!». Dalla sala di controllo di Fino Mornasco si gestisce un fatturato che raddoppia del 200% l’anno. «Abbiamo ordini firmati per 8 milioni di euro fino al 2021».

IDEE & PRODOTTI

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«Un aiuto concreto da un punto di vista economico, ma anche un grande stimolo a sviluppare una tecnologia unica, la pompa più prestante al mondo, foriera di ulteriori interessanti sviluppi». Così riassume Vincenzo Di Leo la collaborazione con la Bill & Melinda Gates Foundation, semplicemente l’organizzazione benefica più grande al mondo. Certo nel 1984, quando Di Leo ridisegnando il suo futuro decise di fondare la Idee&Prodotti per concretizzare, appunto, le sue idee, non avrebbe mai potuto immaginare una prospettiva così entusiasmante. Eppure è quanto accaduto a seguito di una fiera tenutasi quattro anni fa a Monaco, in cui espose in maniera quasi estrosa una pompa di sua invenzione: di lì a poco venne contattato dai responsabili della Fondazione in cerca di soluzioni particolarmente efficaci per aiutare le popolazioni sofferenti del mondo: 4,5 miliardi di persone che vivono in bidonville e villaggi rurali, in condizioni igieniche troppo spesso inaccettabili. «Volevano realizzare un servizio igienico per il trattamento dei liquami e ci chiesero di impegnarci in questa ricerca: oggi siamo alle fasi conclusive e si sta aprendo di fronte a noi un enorme mercato».

NOVARESIN

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Dal 2009 le parole d’ordine di questa azienda oggi leader nel finissaggio, accoppiatura e nobilitazione dei tessuti sono innovazione e investimento. E così l’azienda nata nel 1970 come Retex ha cambiato pelle in un percorso evolutivo importante. Grazie alla possibilità di finire tessuti sanitari ad alti livelli, un capannone dell’azienda e ad alcune persone specializzate sono state dedicate alla produzione di mascherine riutilizzabili. «Abbiamo sempre rischiato e investito nei momenti peggiori e in questo caso è stata una scelta giusta – ha spiegato Ambrogio Donghi, ad e responsabile della gestione – abbiamo infatti ottimizzato gli impianti e realizzato già 35 mila mascherine per cui siamo in attesa della certificazione come Dpi medico, poi continuiamo a produrre tessuti per il settore medicale». La “Novamask”, così si chiama la mascherina prodotta dalla Novaresin, un prodotto fatto con criterio e precisione rispettando standard produttivi secondo normativa ISO9001, certificata Sanitized AG batteriostatica e idrorepellente, si può trovare sia in negozio che nello shop on line della stessa azienda. «Una scelta importante che ci ha ancora di più aiutato a stare sul mercato in evoluzione», ha concluso.

TÈCHNE

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Il nome è ispirato a Platone e fornisce una chiara indicazione su quello che l’azienda intende essere: la perfetta congiunzione tra pensiero e manualità. Un sapere complesso, continuamente in evoluzione, che questa interessante azienda di Erba applica alla progettazione e realizzazione di valvole destinate al settore energetico e oil & gas. «Un comparto che nonostante l’emergenza vissuta in questi mesi non si è mai fermato», precisa Stefano Croci, figlio di Alberto, fondatore di Tèchne insieme al socio Giuseppe Besana. «Siamo fortemente specializzati, lavoriamo soprattutto sui prodotti speciali abbinati a un ottimo servizio. Il nostro punto di forza è la R&D, che rappresenta nientemeno che il 60% della nostra produzione. Siamo in grado di realizzare un progetto completo in tre settimane, grazie anche a un team giovane e al grande investimento che facciamo costantemente sul tema della formazione, sia basandosi su programmi interni che attraverso l’adesione a proposte innovative, come quella di RoadJob Academy». Sapere e saper fare, dunque, nel presente e nel futuro di quelli che Croci definisce i suoi “artigiani dinamici”.