START UP

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GOODEAT

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Nel 2016 il primo punto vendita in provincia di Como, nel 2018 Milano e Firenze e la prima pokéria a Milano; oggi se ne contano dieci solo il Lombardia, altri sono distribuiti tra Toscana e Ibiza e il piano di espansione porterà i brand do Goodeat a Torino e Roma entro il 2020. «Avevamo già una catena di ristoranti di sushi, frutto della nostra passione per il mondo del food. Abbiamo avuto l’intuizione di seguire il nascente trend delle euromakerie e oggi guardiamo all’espansione in Francia e Spagna entro il prossimo anno, con un obiettivo di fatturato di 32 milioni di euro». A breve, poi, una central kitchen a Seregno, nel cuore della Brianza, per servire i diversi punti vendita sparsi sul territorio. Niente male per la società fondata da Marco Perego, 30 anni e dal trentaduenne Nicolò Caparra, che nel 2019 si è imposta a livello nazionale per numero di piatti consegnati con Deliveroo. «Utilizziamo solo prodotti certificati e facciamo molta ricerca sulla materia prima, ma investiamo molto anche nel marketing e nel delivery», conclude Marco.

INTERBLEND

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Collegare, mescolare paesi diversi e culture attraverso il vino: Interblend produce vini unici, dalla personalità internazionale che uniscono blend di diverse nazioni dall’Italia all’Argentina, passando per Cile, America, Australia, Nuova Zelanda, Africa, Francia e Spagna. «La cosa importante quando si fa un blend è che il risultato finale sia maggiore e più sorprendente della somma delle parti – racconta Guillermo Pontis titolare insieme al socio Luis Rovello di Interblend – deve essere un vino strutturato, interessante, che lascia in chi lo degusta il ricordo di paesi lontani». I vini saranno sul mercato nel 2021, dopo un meticoloso percorso di sperimentazione per trovare il bilanciamento perfetto tra struttura, corposità e aroma tra i vini più rappresentativi in termini di tradizione e di gusto di ognuna delle nove nazioni. L’innovazione non risiede solo nell’intuizione di fondo ma anche nella comunicazione: ogni etichetta sfrutta la tecnologia NFC (Near Field Communication) per cui, avvicinando il telefono alla bottiglia, si apre in modo semplice e smart il sito internet o un messaggio scritto o video, contenente una dedica speciale, come se fosse un sorprendente “message in a bottle”.

LEGEA LECCO

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Mamma Ausilia nel 2006, a quarant’anni, rivoluziona la sua vita aprendo a Lecco un negozio Legea, brand italiano di abbigliamento sportivo. Nel 2013, i giovanissimi figli Fabiana e Mattia Maddaluno, legatissimi tra loro, fondano la start up Ad Maiora: un nome, un augurio, che si conferma in pochi anni in una garanzia di capacità di progettazione dei capi, produzione in Europa, puntuale consegna e creazione di partnership qualificate: in territorio elvetico, a Lucerna, e in Usa. «E abbiamo fatto tutto da soli!», esclama Fabiana, 33 anni, che racconta come dai 33 mila euro di fatturato del primo anno si sia passati oggi a oltre 1 milione. Tanto lavoro e ancor più determinazione, certo, ma anche attenzione al territorio, tanto più in questi mesi in cui l’emergenza Covid-19 ha stravolto la vita di tutti: «Nelle prime settimane del lockdown ci sono arrivate molte richieste di mascherine: abbiamo riacceso le macchine e riconvertito in toto la produzione, vendendo le mascherine a prezzo di costo». Si commuove ancora, Fabiana, mentre ricorda quei momenti, ma allo stesso tempo pensa a come continuare a far crescere la sua azienda investendo a sua volta sui giovani per creare un sistema virtuoso.

MEDIACLINICS

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Il colosso giapponese delle telecomunicazioni NTT Data l’ha indicata tra le dieci start up italiane più interessanti del 2019 e durante i mesi peggiori della pandemia per Covid-19 ha chiesto alla società una collaborazione per realizzare una piattaforma utile al monitoraggio dell’emergenza. Mediaclinics, del resto, realizza servizi avanzati di telemedicina facendo indossare alle persone oggetti intelligenti dotati di sensori. «Sviluppiamo piattaforme informatiche che acquisiscono dati individuali che vengono raccolti attraverso il cloud e visualizzati e letti secondo diverse metodologie». Lo spiega Mario Fumagalli, ingegnere nucleare di 63 anni che nel 2016 – a dimostrazione che se si hanno idee vincenti e voglia di mettersi in gioco non è necessario avere vent’anni per essere definiti startupper – dà vita con Sauro Vicini, ricercatore del San Raffaele di Milano, a questa realtà che oggi è strutturata sulla sede lissonese e quella di Trento. «Abbiamo recentemente acquisito anche un progetto di Regione Lombardia che ci vede come capofila con importanti aziende e istituzioni per realizzare un living lab: dovrà acquisire dati e parametri sugli stili di vita degli individui sfruttando l’intelligenza artificiale e il 5G».

REGOLO STUDIO

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L’avventura intrapresa cinque anni fa da Silvia Salami e Giorgio Villa consente loro di unire tecnologia e artigianalità attraverso il reverse engineering. «Si tratta di un processo di digitalizzazione che viene effettuato tramite laser scanner e testatori per la riproduzione, la rimodellazione 3D e il controllo di misura di oggetti». Tradotto: si parte da un oggetto fisico per ricavarne il modello 3D e poterli ristampare, in toto o a pezzi. Un esempio? Le auto storiche. Ricaviamo la memoria storica per future riproduzioni. Lavoriamo molto per il motorsport, ma stiamo investendo anche nel fornire nuove soluzioni al settore dell’immobiliare: abbiamo recentemente acquisito scanner per realizzare tour di appartamenti e ville. Le aziende del design invece creano prototipi di cui noi realizziamo il 3D: gli architetti usano i nostri file per creare degli ambienti completi e realistici, vendendo poi sulla carta – o meglio, sul file!». Silvia, 36 anni, Design industriale al Politecnico di Milano e poi una grande specializzazione nel navale, spiega che le applicazioni di questa tecnologia sono infinite e, in realtà, siamo solo all’inizio.

SUPERNOVAS

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Origini monzesissime ma sguardo e prospettive internazionali per Supernovas, la nascente realtà del design che Massimiliano Rossi sta lanciando proprio in questi mesi. «Fino ad oggi i componenti d’arredo sono stati progettati solo per il primo ciclo di vita, per poi essere accantonati e buttati; noi invece vogliamo ribaltare il paradigma e partire dall’ideazione di prodotti già pensati per essere in seguito riutilizzati». Sedie, portavasi, portaoggetti… i designer stessi saranno “sfidati” a immaginare la seconda vita di mobili o suppellettili, disegnando solo sulla base di prodotti riciclati: già due le collezioni in arrivo. Un progetto tutto nuovo, che è il frutto della prima vita di Massimiliano (studi di architettura e know-how nel mondo della comunicazione) unita alla scoperta dei valori e delle prospettive della circular economy: «Penso che sia importante uscire dall’attivismo di Greta Thunberg e portare una narrativa nuova sui temi dell’ecosostenibilità, arrivando concretamente nelle case di tutti». Per usufruire pienamente di questo super design di qualità in arrivo anche business model innovativi, come il “furniture as a service”.